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INGIUDICABILE

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Cito dall'articolo di BARBARA SPINELLI da LA STAMPA del 22-06-2008: «E' anomalo il conflitto di interessi. E' anomalo che un governante controlli tutte le TV private e, se è al potere, anche le pubbliche. E' anomala la naturalezza con cui, quando è Premier, cura i propri interessi e fabbrica leggi che gli evitino i processi. E' anomalo il fatto che continuamente si indaghi su di lui per corruzione, anche di giudici».
 
«Un'opposizione così impaurita di sé, così ansiosa d'apparire dialogante e conciliante, si vede di rado nelle democrazie (...) Un'opposizione all'inglese non avrebbe esitato a indagare su Schifani -dopo le rivelazioni di Abbate e Travaglio- scoraggiando la sua nomina a presidente del Senato. Non avrebbe esitato a denunciare le bugie sulla cordata italiana pronta a comprare Alitalia (...). Avrebbe alzato una bandiera contro il reato di immigrazione clandestina, il divieto d'intercettazione per crimini tutt'altro che minori, le leggi che sospendono un numero enorme di processi (compresi i processi a Berlusconi)».
 «L'opporsi in sé viene abbandonato, come qualcosa di cui ci si vergogna, che sveglia un fantasma gradito: il proprio».
 
Il Disegno Di Legge BLOCCA PROCESSI (non a caso detto SALVA-PREMIER) è anticostituzionale e viola gli articoli 3 e 111 della Costituzione:
 
Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Articolo 111: La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Leggi questa bella scritta quando entri in tribunale e ricordati che vale pure per te. Chi è innocente lo dimostri, sennò hanno fatto la galera apposta. Sei salito al potere sbandierando giustizia e legalità... E adesso blocchi 100.000 processi per reati sotto i 10 anni (sono il 95% dei processi totali, fonte Associazione Nazionale Magistrati), tra cui anche i tuoi. Tra questi si ricordano: sequestro di persona, stupro, rapina, furto in appartamento e con strappo senza dimenticare l’omicidio colposo, i maltrattamenti in famiglia e le molestie. L'elenco continuerebbe a lungo. Complimenti.

 

GOMORRA

Ritratto di una Scampia vessata dalla malavita organizzata, Gomorra svela mentalità e meccanismi di una comunità allo sbando. La pellicola di Garrone estrapola dal libro di Saviano 4 storie, le intreccia e le mischia fino a creare un tutt'uno aggrovigliato, quasi confuso, metafora di quanto possa essere difficile comprendere i meccanismi che regnano laddove è la Camorra a regnare.
 
Giovani aspiranti gangster, discariche abusive, faide e sfruttamento di manodopera: i temi più pressanti dei nostri giorni ci sono tutti, affrontati con realismo crudo e quantomai necessario. Non c'è spazio per la compassione, per i sentimenti ostentati, per la retorica: la (mala)vita va avanti. L'amicizia è un valore fragile, troppo relativo, accantonato in un angolo quando occorre fare i conti con la guerra tra clan.
 
Con uno stile da documentario (riprese a mano, soggettive, piani sequenza e movimenti di macchina) il regista ci sbatte in faccia una realtà assurda, caotica, consentendo allo spettatore una non facile immersione in un mare troppo sporco. Da segnalare alcune citazioni esplicite tratte da Scarface: Marco e Ciro, delinquenti self-made, emulano pistole in mano le gesta del mitico Tony Montana, fornendo allo spettatore la tragica conclusione che a Scampia, tra finzione e realtà, non c'è distanza. La vicenda di Marco e Ciro chiude il film: sollevati su una ruspa che avrà il compito di sotterrarli per sempre, diventano eroi e antieroi di un paese che abbandona i suoi giovani ad un destino di povertà e follia: l'ultima estrema elevazione, un grido d'aiuto quasi, prima che Scampia venga dimenticata e seppellita per sempre.

 

Pubblieuro, l'avventura continua...

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La Pubblieuro under 21 è come una bella donna: lunatica. Cade e si rialza, affonda e riemerge, precipita e decolla. Umiliata da avversari di caratura inferiore, ferita come una gazzella inseguita può ferire un leone. Dubito che una gazzella sia capace di ferire un leone, ma la Pubblieuro è proprio questa: sa farsi del male da sola.
 
Questa squadra però non assomiglia tanto a un leone, quanto piuttosto a una creatura mitologica, a una di quelle che hanno tante facce, alcun belle e altre brutte. La Pubblieuro non è solo un leone masochista: è un camaleonte impazzito che, quando vuole, sa tirare fuori il suo lato migliore.
 
I fatti dicono più di mille metafore: sconfitti 6-1 e 4-0 alla terzultima e penultima di campionato, direttamente ai playoff solo grazie alle disavventure di chi seguiva. Poi quest'ultima, incredibile vittoria che non cambia le carte in tavola in vista della fase successiva, ma che rappresenta una ventata di aria fresca in una stanza chiusa, viziata.
 
15 a 13, una valanga di gol ed emozioni. In quel di Bardonecchia, non riusciamo proprio a smentire la nostra ESSENZA EPICA: andiamo sopra di 3 gol, ma dilapidiamo tutto in 40 secondi (non è facile prendere 3 gol in 40 secondi ma anche questa è, a suo modo, un'impresa epica); nella ripresa andiamo sopra di 2, ma ci raggiungono, poi vanno sopra loro e poi...
Poi non mi ricordo. Abbiamo rischiato di soccombere talmente tante volte che non ricordo nemmeno l'ordine delle segnature. Un po' perché le nostre partite non seguono un filo logico, un po' perché ero in campo e la foga agonistica non mi ha permesso di registrare perfettamente l'ordine delle reti.
 
Ricordo bene che perdevamo 13-11 a 7' dalla fine. Poi pam, pam, pam e pam. Partita a gambe all'aria, dalle stalle alle stelle. Ricordo anche IL MIO GOL, era ora. Non segnavo da tanto, ho segnato con un gol non da me, mi sono stupito da solo. Che ORGASMO. Vinciamo noi di 2. Il Bardonecchia esce dai playoff (un vero peccato, sono una grande squadra), Ciriè ci ringrazia. Ai playoff ci andiamo noi, a giocarci l'accesso alla finale contro i detestati Bassotti. Non ci va l'Aymavilles, che un paio di domeniche fa si chiedeva come fosse possibile che noi fossimo «così in alto», mentre ci prendeva a pallettate.
 
Ai PLAYOFF ci andiamo noi. Sono felice, abbiamo disputato un grande campionato e raggiunto uno storico obiettivo: il bello viene adesso però... Finalmente sapremo se il camaleonte impazzito saprà tramutarsi in spietato leone.

 

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  INVIATO A SERRAVALLE (non per lavoro ma per puro piacere) - Il reame della moda e dello shopping ha un solo nome: Outlet di Serravalle Scrivia. Una cittadella medievale immersa nel nulla, una roccaforte moderna del consumismo. Ognuno dei 172 negozi ospita un celebre marchio d'abbigliamento: si spazia dai grandi stilisti al casual giovanile. Il quartiere, di recentissima costruzione (aperto al pubblico solo nel 2000), è pulito ed accogliente ed è interamente visitabile nell'arco di una mezza giornata.
 
Fate attenzione però! I primi giorni di saldi sono terribili, la gente trabocca dai negozi; meglio avere un po' di pazienza e aspettare qualche giorno, gli affari si fanno lo stesso. Si esce da Diesel e si entra da Bear, ti stufi della Rifle ed entri da Levi's: insomma ce n'è per tutti i gusti e si spende meno rispetto alla media. Su ogni etichetta è indicato il prezzo di listino e il prezzo outlet, cosa utile perchè vi permette di valutare sùbito l'effettivo risparmio.
 
Ecco una mappa del quartiere: i negozi si distribuiscono su due sole vie, tagliate al centro dalla via d'accesso principale e da 2 piazze. La semplicità della pianta permette ai visitatori di orientarsi facilmente: insomma non c'è rischio di trascurare qualche negozio. 
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INFORMAZIONI UTILI - L'Outlet è aperto tutti i giorni della settimana dalle 10 alle 20 (inclusa la domenica). In treno, se venite da Torino, occorre scendere a Novi Ligure, da lì troverete la navetta che vi condurrà all'Outlet proprio davanti alla stazione. Ci sono navette a quasi tutte le ore, anche se di domenica ovviamente c'è qualche problema in più. Con l'auto è necessario imboccare la A7 (Milano-Genova) e uscire a Serravalle Scrivia (provincia di Alessandria). L'indirizzo esatto è Via della Moda 1.

 

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Non me ne vogliano i "non juventini" ma purtroppo in questo periodo stavo lavorando proprio a una cosa su Trezeguet. Il Natale cmq è la festa di tutti per eccellenza, perciò i miei auguri sinceri sono rivolti a TUTTI. Devo dire che l'avrei finito anche prima di Natale se il mio PC non si fosse beccato un VIRUS di quelli megagalattici. Risultato: computer K.O. per una settimana e addio blog. Ma per fortuna tutto è tornato alla normalità...

Auguro un felice Natale a tutti i bloggers e ai visitatori del mio space. Siate felici.

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L'amico ritrovato
(Reunion)
di Fred Uhlman

 

Ho letto questo libricino, -ino solo per dimensioni, ma davvero grandissimo per contenuti. E' stato definito anche un «capolavoro minore», sempre con riferimento all'esilità di un libro che può essere divorato nel giro di un'oretta.
 
E' la storia di un'amicizia vera, con la A maiuscola, tra Hans e Konradin, due adolescenti di Stoccarda. Il primo è un tedesco di origine ebrea, il secondo è rampollo di una nobile e gloriosa famiglia tedesca, gli Hohenfels. L'intensa "friends story" tra i due giovani è raccontata e condensata in poco meno di un anno, poi un evento stravolge il loro rapporto e la loro vita: l'ascesa inarrestabile del nazismo. E' il 19 gennaio del 1933 quando Konradin fugge dalla Germania. Non rivedrà più nè lei nè Konradin.
 
Non aggiungo altro, vi prego bloggers leggete questo libro. E' stupendo, vi porterà via pochissimo tempo ma vi lascierà tantissimo.
 
P.S. Se qualcuno l'ha già letto o lo leggerà vorrei chiedervi un parere. Il senso del titolo è rintracciabile praticamente nelle ultime tre righe del racconto. Come lo intendete voi il "ritrovamento"? E' un ritrovamento materiale o anche profondo e spirituale? Nel senso, il fatto descritto alla fine riabilita effettivamente la figura di Konradin agli occhi di Hans? Io non ne sono sicuro, fatevi voi un'idea.
 
Per ulteriori informazioni vai a WIKIPEDIA cliccando qui.

 

Come tu mi vuoi (?)

Io nel titolo ci avrei messo un bel punto interrogativo. Se avete amato "Notte prima degli esami" questo film, che rappresenta un ideale seguito, non potrà certo dispiacervi.
 
Giada (Cristiana Capotondi) e Riccardo (Nicolas Vaporidis) sono due ragazzi che è possibile incrociare quotidianamente in una facoltà umanistica (nel film infatti studiano Scienze della Comunicazione): il tipo studioso e fiducioso nelle possibilità della teoria da una parte, dall'altra il figlio di papà che ha trovato il modo di passare i prossimi 5 anni a gigioneggiare.
 
Ciò che rende una bella favola la pellicola sta nel fatto che le strade di questi due poli opposti si attraggono. Giada dà ripetizioni a Riccardo, il quale s'impegna a farla innamorare per evitare di doversi pagare le ripetizioni (il papà di Riccardo infatti decide di troncare i rifornimenti di denaro al figlio). Il contatto tra queste due forze antitetiche provoca una scossa nelle vite di entrambi: Giada fa di tutto per piacere al suo principe delle discoteche, a costo di dover rinunciare ai moralismi in cui è affogata per tanto tempo. Riccardo invece continua a calpestare con assiduità le piste da ballo, ma comprende piano piano i messaggi che Giada tenta di lanciargli.
 
Il coup de theatre finale conduce a un ribaltamento: Giada è cambiata fuori, è diventata bella come Riccardo l'avrebbe sempre voluta, ma ha maturato interiormente un certo cinismo che la porta a sfruttare il suo riscoperto bell'aspetto per fare carriera. Riccardo ora soffre perchè anche lui è cambiato dentro e rivuole la stessa, diversa, persona. 

Al di là del tradizionalissimo e italianissimo happy end (non può mancare se si vuole fare successo in Italia), il film diverte e non annoia mai. Le battute, mai volgari, toccano con arguzia e spirito critico i miti moderni e i tipi diffusi tra i giovani d'oggi. Un tema trito come la storia d'amore a lieto fine è trattato a partire da un punto di vista nuovo, originale e nemmeno troppo banale. Ai «cattivi» (mi si conceda questa definizione) sono messe in bocca stoccate spiacevoli, ma di assoluta efficacia e veridicità. Spicca sulle altre la figura di Fiamma (Giulia Steigerwalt), che accompagna virgilianamente Giada nel suo cambio di look e pare una giovanissima Dottor House per ciò che fa e ciò che dice. L'aiuto che fornisce a Giada è quanto di più lontano ci sia dalla mano di un'amica: la noia è il motore che la spinge a farsi benefattrice.

 

Elizabeth
-The golden age-

La visione di questo film mi ha insegnato due cose:  

1.   E' sconsigliabile ripiegare sulla visione di un altro film quando in realtà ne hai in testa un altro ancora, che magari non ti è concesso vedere perchè la sala è piena (...)
2.   Non sempre dalla storia nascono delle pellicole superlative.
 
Celebrato all'inverosimile, non mi ha mai entusiasmato. Il focus della pellicola non sta nella vicenda storica in sè, bensì nel gossip che concerne la regina. Essa si dispera in quanto nessuno sembra capace di amarla per ciò che è: il suo prestigio, la sua potenza e la sua granitica personalità la precedono, inibendo i cuori di qualsivoglia uomo al suo cospetto: pirata o principe che sia.
 
Lo sfondo storico è costantemente rasentato, ma mai approfondito nel dettaglio. Eppure di motivi per approfondire ce ne sarebbero eccome: la Spagna è all'epoca la principale potenza del mondo. Il suo sovrano Filippo, fervente cattolico, cospira contro la regina confidando nella sete di vendetta di Mary Stuart, cugina di Elizabeth.
 
Intanto la regina che fa? Mentre tentano di ucciderla e il suo regno è in pericolo, si dispera perchè non ha un uomo. Il bel pirata giunto dai confini delle carte geografiche per sedurla ripiega ben presto sulla più stretta collaboratrice della regina, Bess, dalla quale ha anche un figlio. Capiamo la scelta del belloccio e sensibile avventuriero. Segue scenata isterica da parte di una sempre più frustrata Elisabetta.
 
Nel finale, una «queen» rinsavita prende per mano il suo popolo e lo salva dalle grinfie dell' invincible armada: le navi spagnole affondano in un oceano di superbia. Elizabeth, vera vincitrice, comprende il suo destino: per essere madre di un bimbo è necessario un uomo, ma per essere regina di un popolo ci vogliono cuore, carattere e lucidità: tre qualità che non le fanno difetto.
 
Di contro va evidenziata la pregevole interpretazione della protagonista, Catherine Blanchett, che in alcune fasi di stanca della trama tiene svegli gli spettatori. Non mi sento di condannare questo film, ma nemmeno di tesserne le lodi. Per me rimane un film mediocre, privo di sussulti.

 

Restyling
 
 
 
 
Amici miei... Come avrete notato in queste due settimane il mio blog è cambiato enormemente. E' stato un restyling lungo e devo dire onestamente molto faticoso. Il mio ultimo esame di arte e un gradimento insospettabile per alcuni artisti un tempo detestati hanno accelerato il fluire delle idee nella mia mente. Proprio a questo proposito, per ringraziare tutti quegli artisti che hanno ispirato il mio lavoro, intendo pubblicare a breve una sezioncina dedicata all'arte bidimensionale. Non so come ancora, ma qualcosa mi verrà in mente.
 Ringrazio inoltre la mia professoressa di arte per avermi detto questa frase all'appello d'esame:
 
«Non c'è un'opera d'arte che sia nata dal nulla, nemmeno i capolavori. Ogni artista studia i pittori e i quadri del passato, attinge e si rifà a loro. Rielaborando il passato giunge a maturare qualcosa di nuovo».
 
Soprattutto grazie a questa frase ho ricevuto l'impulso a lavorare per un miglioramento del mio blog, ho attinto anch'io dagli artisti che ho studiato per elaborare qualcosa di mio. Ho così potuto rimuovere quel senso di colpa o di vergogna nel guardare chi è riuscito a fare meglio di me con qualche invidia. Adesso so che lo hanno fatto anche gli artisti veri e che è questo il vero punto di partenza per una creatività autonoma.
 
Per evitare fraintendimenti vorrei chiarire questa cosa: non mi sento un artista. Anzi per partorire qualcosa di decente in digitale ho dovuto attingere da grandi maestri che le opere le hanno create davvero. I grandi sono loro.
Qui sopra ecco un piccolo omaggio a Barnett Newman e Andy Warhol.
 

 

Libertà per i blog

Blogger di tutta Italia, i vostri blog sono in pericolo. Il 12 ottobre Franco Levi, sottosegretario di Prodi, ha proposto in Consiglio dei Ministri un disegno legge (approvato dallo stesso CdM) che costringe noi blogger ad un percorso burocratico assurdo per conservare i nostri space.
 
IL FATTACCIO - Il ddl prevede che chiunque abbia un blog sia tenuto a registrarlo al ROC, un registro degli operatori di comunicazione. L'iscrizione a questo registro, di per sè gratuita, prevede un lungo iter burocratico e il pagamento di alcuni bolli da apporre su appositi certificati (alla fine dei conti perciò non vi è nulla di gratuito). Inoltre la legge Levi-Prodi obbliga chiunque gestisca un proprio sito a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all'albo. Non è finita, il peggio arriva adesso: chiunque esponga sul proprio blog materiale considerato diffamatorio rischia gravi sanzioni penali, dal momento che la nuova proposta di legge assimila i blog ad un normale mezzo stampa. 
 
Attualmente la piattaforma dei blog è libera, chiunque può aprire uno spazio personale e pubblicarvi pensieri, foto e pareri. Una legge di questo tipo limita l'accesso alla rete. Chi di noi a costo di tenere aperto il proprio blog si sottoporrebbe ad una trafila così complicata e affronterebbe il rischio di gravi sanzioni penali??
 
AGGRAVANTE - A quanto si legge nei blog dei ministri della Comunicazione Paolo Gentiloni e delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, il disegno di legge è stato approvato dal CdM all'unanimità, salvo poi opportune e sospirate marce indietro da parte del ministro Pecoraro Scanio e degli stessi Gentiloni e Di Pietro. Una legge che può cambiare il mondo della comunicazione dall'oggi al domani non è stata discussa e vagliata con sufficiente attenzione e alcuni ministri del nostro governo non sono stati informati di quanto stava accadendo. Gentiloni e Di Pietro, nei rispettivi blog, hanno chiesto scusa per la scarsa attenzione dimostrata nel valutare il disegno di legge. Scuse accettate, ma adesso occorre contrastare questo becero disegno di legge, definito dal Times «un assalto geriatrico ai bloggers italiani».
 
Recentemente Levi ha modificato l'incriminato articolo 7, dichiarando che «sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro». Cosa vuol dire e quali sono i confini di questa affermazione?? Io, in quanto blogger, offro un prodotto ad un pubblico. Costituisco quindi un'organizzazione imprenditoriale??
LIBERTA' PER I BLOGGER E CANCELLAZIONE DELL'ARTICOLO 7!!!
 
Per maggiori informazioni vi rimando ai seguenti link:

 

ASTRUA SPORT

Se vi trovate in Corso Agnelli angolo Via Filadelfia (Stadio Olimpico), amici torinesi, marcate una vistina all'ASTRUA SPORT.
Vi accoglierà un simpatico anzianotto che ha da poco superato l'ottantina.
Tante rughe, qualche macchia, un po' di tosse... E' l'età insomma. Ma quanta voglia di vivere. Di raccontarsi, di far sapere al mondo chi è.
 
In effetti pochi sanno chi è davvero Giancarlo Astrua... Beh vi dico sùbito che non è uno qualsiasi.
Chi è capace di battere Fausto Coppi a cronometro non è certamente uno dei tanti.
A quel punto tornano i conti... Ecco di chi erano tutte quelle foto esposte in negozio! E quella maglia rosa, l'avrà mica indossata lui?
 
Già, quella maglia rosa l'ha indossata proprio lui. Quando scegli un giorno per fare un'impresa, la devi fare completa. Cosa vuol dire per un'atleta battere Coppi e strappargli la maglia rosa nello stesso giorno?
C'è solo una parola per descrivere un momento simile, non si schifino i perbenisti: ORGASMO.
 
Ebbene la felicità, l'euforia per aver vissuto un giorno simile traspare tutt'ora dagli occhi di Astrua. Ce l'ha negli occhi, nei gesti, nel modo di parlare. «Sapete chi sono io sportivamente?» ama ripetere ai clienti che incontra ogni giorno. E' orgoglioso, è fiero di sè, si vede e non c'è nulla di male. Le rughe e il tempo che passa non trasfigurano l'anima del campione, che trasale dai sospiri di quest'uomo tanto grande e tanto umile.
 
Uno che coi soldi guadagnati ci ha aperto un paio di negozietti. I giovani entrano nel suo "harem sportivo", rimangono un  po' spiazzati perchè il commesso iniziare a parlare, ma alla fine cedono affascinati... E' lui il vero mattatore. «Volontà, volontà e volontà» continua a ripetere... Un uomo di ottant'anni che non se ne va in giro scatarrando e additando i giovani. Li invita a credere nei loro sogni, a vivere al massimo, a non scoraggiarsi mai. Perchè lui ce l'ha fatta così.
 
Si arrampica sulla scala da solo, per andare a prendere le scatole sugli scaffali più alti. Prima scalava le montagne, adesso le scalette. La vita è fatta di piccoli traguardi, ce n'è per tutte le età. A che serve essere giovani fuori, quando la vita ce l'hai tutta dentro? Grazie Astrua.
 

 

scusate se è poco :)

Intervengo per segnalare un sito divertentissimo dove potete creare ritratti SIMPSONIZZATI...

Vale a dire che andando su WWW.SIMPSONIZEME.COM, vi basterà hostare sullo stesso sito una vostra foto prelevata dal pc e poi ritoccarla come più vi piace. L'unico accorgimento richiesto è che la foto deve essere un vostro bel primopiano, viceversa se la foto è scadente o presa da troppo distante il programma non riesce ad elaborare il vostro viso.

Questo è il risultato e devo dire che, con un po' di aggiustamenti, forse sono più bello così che dal vivo :D

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Già che ci sono, ne approfitto per dire che Toro-Juve è finita 0 a 1 e che David Trezeguet ha siglato un meraviglioso gol a tempo scaduto. Trezegol è salito a quota 102 reti in serie A. Sensazionale, non ho più parole. Lo voglio sul mio comodino, da contemplare tutte le volte che lo vedo. Mi tolgo anche un sassolino dalla scarpa. Sono troppi i granata a cui sento dire queste parole: «Meglio 3 punti nel derby che 6 in altre due partite qualsiasi». Io, da juventino, dico che è proprio un ragionamento assurdo. In campionato i punti del derby non valgono doppio, meglio farne sei che tre pur essendo il derby della Mole una partita speciale. E così vi sta bene, perchè non prendete punti nè nel derby nè nelle altre partite.

Trezeguet, trezeguet, quando gioca segna sempre Trezeguet...

(foto www.juventus.com)

! Accontentati ! 
Dopo tanto tempo il «RITORNO DELL'ELUCUBRATORE»
 
 
 
Tante volte mi è capitato di sentir dire che nella vita NON bisogna accontentarsi mai. Bisogna cercare di andare più in alto, sempre più in alto. Secondo me invece la vera chiave per vivere bene sta nell'esatto opposto: accontentarsi sempre e prendere il meglio di tutto.
 
Gli uomini che non s'accontentano mai sono noiosi. Già li vedo: appoggiati al bancone di una discoteca a lamentarsi della musica, della penuria di ragazze e della pista stracolma di gente. Magari dopo aver speso 35 euro per l'ingresso. Invece l'essenza della vita sta proprio nella sua perenne imperfezione: bisogna cercare di ballare con tutte le musiche, sapersi divertire con poco anche quando la melodia non entusiasma le nostre orecchie. 
 
E' certamente bello sognare una vita migliore, una vita perfetta. Ma la si può solo sognare, perchè in realtà tutto ciò non esiste. A questo punto non resta altro che concentrarci anima e corpo su ciò che c'è piuttosto che su ciò che desideriamo. Ciò che c'è sembra non esaltarci, non colpirci più di tanto perchè siamo terribilmente tentati da una sensazione di altezza maggiore cui aspiriamo, ma che allo stesso tempo non possiamo raggiungere.
 
La vita alla fine è tutta qui e dobbiamo imparare a viverla serenamente per com'è, coi suoi pregi e coi suoi mille difetti. Ma prima dobbiamo imparare ad accontentarci di questa stessa vita che stiamo vivendo, assaporandone ogni momento e godendo di ciò che si ha piuttosto che soffrendo per ciò che non si ha. Il significato della parola felicità è ingannevole, perchè dà il senso di una metà da raggiungere per poi sostarvi. In realtà è piuttosto una tendenza, un modo di vivere la vita. Meglio sostituirla con un'altro termine, meno ingannevole e più reale: SERENITA'.
 
Forse ha ragione il buon vecchio Ligabue quando dice che «chi s'accontenta gode così così»... Ma alla fine godrà sempre e comunque di più rispetto a chi non si accontenta mai e si lamenta sempre.
La vita ci è stata data senza che ci fosse chiesto se la volevamo davvero: in pratica ci è stata DONATA, un po' come a Natale può capitare di ricevere un regalo che non funziona perfettamente oppure che non ci aspettavamo. E' comunque un dono per il quale dobbiamo dire grazie, cercando di farlo fruttare nel migliore dei modi. Perchè la sensazione è che comunque sia un regalo troppo importante per rinchiuderlo dentro una scatola e fargli prendere polvere dentro uno sgabuzzino. 
 
Perseguiamo con l'aiuto del tempo e dell'esperienza una serenità che ci permetta di vivere in delicato equilibrio con noi stessi, con gli altri e con ciò che ci circonda.
 
 
Foto estratte da www.fotosearch.it.

 

Nymphéas

Questo intervento è solo un piccolo omaggio

al pittore Claude Monet, affinchè nessuno si

dimentichi delle sue bellissime Ninfee, ch'egli

dipinse alla veneranda età di 74 anni, fino agli

86. Certe vite è bene non si spengano presto,

perchè può capitare che abbiano ancora qualcosa

da dare.